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ARTI MARZIALI E SPORT

ARTI MARZIALI E SPORT

RIFLESSIONI SU
DIFFERENZE E PUNTI IN COMUNE 

Buongiorno a tutti i lettori di questo blog, oggi intendo condividere la mia personale considerazione riguardante un argomento che per quanto mi riguarda necessita di alcune precisazioni, onde evitare delle sottili ma non irrilevanti credenze. Ho deciso di mettermi a scrivere di questo tema in quanto mi capita molto spesso di udire frasi e commenti che rischiano di tramandare un'idea sbagliata delle arti marziali e allo stesso tempo dello sport. 

Arti marziali e sport non sono la stessa cosa, e il fatto di praticare un'arte marziale non sempre coincide con la pratica sportiva. Questa precisazione è a mio avviso molto importante in quanto, nonostante vi siano dei valori comuni ad entrambe le pratiche, trovo che ci sono delle differenze sostanziali tra la pratica di un'arte marziale e la pratica di uno sport nonostante quest'ultimo possa essere di origine marziale.

Mi rendo conto che per la maggior parte delle persone sia difficile cogliere queste differenze e questo è sicuramente dovuto al fatto che molte arti marziali con il passare del tempo e per alcuni ovvi motivi, si sono "evolute" in attività fisiche da combattimento e dunque oggi sono conosciute alla stregua di altri sport più o meno popolari. 

Per cercare di far comprendere le differenze tra i due protagonisti di questo articolo voglio partire dal riportare il significato ideologico dei due termini e per far questo mi servo del vecchio vocabolario della lingua italiana Zingarelli stampato a Milano nell'anno 1966, un autentico cimelio di famiglia. 

ARTE MARZIALE: 
Arte: Esercizio di uno speciale ordine di lavori utili alla vita.
Marziale: Di Marte, guerresco, bellicoso.

SPORT: Pratica metodica di esercizi che si fanno a scopo di irrobustire il corpo e svagare lo spirito.

Stando quindi a quanto descritto dal vocabolario un arte marziale è un attività che comprende esercizi specifici utili a sopravvivere in contesti di conflitti di guerra. Mentre l'attività sportiva richiede anch'essa lo svolgimento di esercizi specifici atti però allo svago mentale e fisico e che diventano comunque utili per diventare più performanti atleticamente. 

Già da questo primo sguardo possiamo notare che tra arte marziale e sport vi è una sostanziale differenza: lo scopo della pratica. Se nello sport ci si allena con l'obiettivo di migliorare per poter diventare migliore dell'avversario e quindi poterlo "sconfiggere", non ci si dovrebbe comunque mai dimenticare di farlo divertendosi in quanto l'attività sportiva prevede l'aspetto dello svago. Nell'arte marziale, almeno in origine, lo scopo dell'allenamento era quello di preparare il fisico e la mente alla battaglia nella quale la posta in gioco era la vita. Ogni errore poteva rappresentare la morte e quindi ci si doveva preparare al meglio. 

Importante precisazione da fare in questo momento è quella riguardante il fatto che ovviamente nel mondo moderno così come nell'antichità l'arte della guerra era prerogativa dei soldati e dei guerrieri che per lavoro dovevano difendere la propria nazione, il proprio villaggio e i propri cari. Di conseguenza le arti marziali erano soprattutto un tempo praticate da chi per mestiere doveva combattere. Con il passare degli anni e con i cambiamenti sociali che si sono verificati nel tempo la necessità di doversi difendere da repentine battaglie o da attacchi di fuorilegge diminuì, quindi l'obiettivo principale per cui le arti marziali venivano praticate venne meno e si ritenne necessario attribuire loro altri valori per i quali poteva essere ancora utile praticarle. 

Lo scopo più recente, delle arti marziali è divenuto quindi quello di formare attraverso una pratica costante e duratura degli individui moralmente giusti, capaci di vivere nella società rispettando sé stessi e gli altri contribuendo ad aumentare la qualità della vita collettiva. L'aspetto legato alla difesa personale è quindi andato in secondo piano per le motivazioni di cui sopra ma questo non vuol dire che sia stato del tutto eliminato.

Si pensa comunemente che le arti marziali siano tutte quelle discipline nate in oriente ma non dobbiamo dimenticarci che anche in occidente, per le stesse necessità, vennero elaborate e studiate delle arti belliche che servivano allo stesso scopo. Basti pensare alla scherma, alla lotta e a molte altre meno conosciute forme di combattimento nate in Europa e non solo. Anche le arti marziali occidentali con il  tempo hanno subito un cambiamento dettato dall'evoluzione della società e la maggior parte di queste sono diventate degli sport regolamentati oppure in alcuni casi sono finite nel dimenticatoio. 

Flos duellatorum - manuale di lotta e scherma - scritto da Fiore dei Liberi nel 1409-10.

Attraverso lo sport le persone imparano il valore del sacrificio, imparano che nella vita si può vincere e si può perdere, imparano a rispettare i propri sfidanti che anch'essi si impegnano per migliorarsi. Lo sport insegna ad essere leali ed insegna anche il valore del lavoro con gli altri (lavoro di squadra). Il tutto sempre condito dalla voglia di divertirsi. Infatti la parola "sport" deriva dal termine francese "desport" che in italiano si traduce in "diporto" e che venne poi abbreviato e mantenuto nella lingua inglese. "Fare qualcosa per sport" è una frase che ancora oggi viene utilizzata e che descrive il significato originale della parola.

Se dunque prendiamo le arti marziali così come si sono evolute e lo sport possiamo affermare che ci sono degli aspetti che le accomunano.

Analizzando l'aspetto competitivo mi sono accorto di come può esserci una grande vicinanza tra arti marziali e sport ma per far si che questa vicinanza si possa mantenere deve esistere una condizione che ha grande valore. Nelle arti marziali tradizionali, ovvero quelle non ancora condizionate dall'aspetto competitivo, vi è un solo "nemico" con cui bisogna costantemente  confrontarsi e questo siamo noi stessi. Ebbene si ogni praticante di arti marziali sa che l'unico suo vero rivale è lui stesso. Attraverso la pratica costante, la disciplina e l'auto-perfezionamento si cerca di vincere quegli aspetti negativi e deboli che ognuno di noi possiede. Nello sport dovrebbe essere la stessa cosa eppure si finisce spesso e volentieri a fare di tutto per diventare meglio dell'altro, di chi vuole competere con noi. Qui vi è quella condizione di cui parlavo prima. Se nello sport ci allontaniamo dall'essere concentrati sul diventare la miglior versione di noi stessi finiamo per concentrarci sui pregi ed i difetti dell'avversario e questo a mio avviso è un aspetto molto importante e che molte volte fa essere molto distanti tra loro sport ed arti marziali. Mi piace citare in questo contesto il grande cestista morto a gennaio, Kobe Bryant, che è stato uno dei più grandi giocatori della storia della palla a spicchi e che era un perfezionista, ovvero una persona che ha cercato costantemente di migliorarsi nella sua attività sportiva ma anche come uomo. Ho visto un'intervista rilasciata da questo grande atleta nella quale raccontava l'impegno, la costanza e la frequenza che aveva dedicato agli allenamenti per raggiungere il suo livello e mi ha colpito molto il fatto che secondo lui se una persona si allena più di un'altra, la conseguenza quasi scontata è quella che chi si è allenato maggiormente sarà molto probabilmente avvantaggiato rispetto a quello che si è allenato meno. In questo modo non c'è bisogno di focalizzarsi troppo sull'avversario perché sarà il tuo maggior impegno che ti porterà ad ottenere un risultato positivo. Non per forza si vincerà, però importante è sapere di aver dato il massimo. Questa visione sportiva, della competizione è più vicina a quella dell'arte marziale anche se rimangono comunque delle differenze intrinseche. Nell'arte marziale come dicevo prima ci si dovrebbe concentrare unicamente su tutti quegli aspetti personali che bisogna cercare di smussare e maestro e compagni d' allenamento sono coloro che ti accompagnano e possono aiutarti in quanto anche loro stanno cercando di percorrere la stessa "via". Il fatto stesso che nell'arte marziale tradizionale non si cerca di competere con un avversario e che non interessa il confronto con l'altro rende facile comprendere la differenza con lo sport in quanto quest'ultimo, invece, prevede sempre e comunque il gareggiare con chi pratica la stessa disciplina.

Vi è poi il concetto di sportività, ovvero lo spirito di correttezza e lealtà che ogni praticante di sport dovrebbe fare proprio e che in realtà è valido anche se rapportato nella vita di tutti i giorni nella quale in maniera sempre più imponente ci si deve rapportare con un mondo competitivo che ci accompagna durante il corso di tutta la vita. La competizione infatti al giorno d'oggi è una componente della vita che viene insegnata già ai bambini in tenera età e che continua durante la crescita di ogni individuo che si vedrà costretto a competere a scuola e successivamente nel mondo del lavoro. Da un punto di vista educativo la sportività, che si dovrebbe apprendere praticando uno sport, può risultare utile nella vita delle persone in quanto essa insegna, appunto, a rispettare colui che hai di fronte in quanto anch'esso, come te, sta cercando di raggiungere degli obiettivi, ci sta mettendo impegno e magari meriterebbe anche più di te e quindi non bisogna cercare di prevaricarlo utilizzando metodi scorretti né cercare di sminuirlo per sentirsi migliore e essere visto come tale dalle altre persone. L'arte marziale, d'altro canto, insegna ad evitare a tutti i costi il conflitto (a meno che non rimanga la sola possibilità di reagire per difendersi) ed insegna a cambiare il proprio cuore e la propria mente attraverso un continuo ed incessante allenamento. In questo modo ci insegna ad amare e rispettare gli altri e quindi credo che non vi possa essere sportività più autentica. 

Quando mi viene detto che siccome pratico karate dovrei essere pronto e predisposto a competere nella vita, dentro di me nasce una risposta spontanea che vorrei utilizzare ma che alla fine tengo sempre per me. Voglio cogliere l'occasione che mi si presenta attraverso questo scritto per esprimerla in modo da farla conoscere a chiunque arriverà a questo punto della lettura. 

La risposta è che non mi interessa di competere con gli altri in quanto ho davvero tanto lavoro da fare per combattere e migliorare tutti gli aspetti che mi limitano nel corso della mia vita. L'arte marziale che pratico mi insegna questo ed intendo continuare a praticarla per il resto della mia vita seguendo questi valori e cercando di raggiungere "la vetta della montagna" per godermi il panorama. 

Concludo con quella che, secondo il mio umile parere, risulta essere la principale differenza tra arte marziale e sport. Soprattutto nel mondo moderno le persone ricercano la strada più veloce e meno faticosa per raggiungere gli obiettivi che si prefiggono. Ecco perché molti preferiscono alcuni sport da combattimento o corsi di difesa personale per raggiungere il successo o per imparare a difendersi. Le arti marziali sono percorsi lunghi che in realtà non hanno nemmeno un punto di arrivo. Rappresentano un continuo cammino che porta sempre più in alto e più si sale più la visuale che si vede è bella e produce soddisfazione. Lo sport a differenza delle arti marziali in molti casi ha una durata limitata nel tempo che può variare da persona a persona. Prima o poi tutti gli sportivi saranno costretti a smettere o intraprendere un diverso ruolo all'interno di quella attività. Questo avviene in quasi tutti gli sport ed è una realtà alla quale non ci si può sottrarre. Nel corso degli anni della mia vita ho assistito all'addio alla pratica dello sport, che rappresentava la loro vita, di diversi atleti che con le lacrime agli occhi annunciavano il loro ritiro. Sicuramente molti di questi sportivi hanno continuato una carriera diversa nel mondo sportivo al quale appartenevano e molto probabilmente molti di questi continuano a giocare a livello amatoriale, per divertimento, così come tanti altri, hanno invece deciso di cambiare disciplina o intraprendere carriere diverse. Lo sport quindi presenta un momento nel quale avviene un cambiamento che necessità una scelta drastica mentre l'arte marziale prosegue ininterrotta accompagnando per tutta la vita il praticante. Il marzialista con il passare degli anni dovrà necessariamente adattare la sua pratica al cambiamento fisico dettato dall'invecchiamento però potrà continuare la pratica senza interromperla fino alla fine dei suoi giorni. Ovviamente con l'avanzare dell'età e di conseguenza degli anni di pratica, il praticante di arti marziali raggiungerà un livello di conoscenza e maestria che gli permetterà di comprendere sempre meglio l'arte alla quale si è dedicato per l'intera vita.  Credo che questa sia la differenza principale tra sport ed arte marziale, anche se non voglio escludere per partito preso, l'esistenza di persone che attraverso fasi diverse hanno vissuto lo sport che amavano per tutto il corso della loro vita.

Penso che tutti dovrebbero praticare uno sport soprattutto nella parte iniziale della vita in quanto lo sport è un mezzo importante per creare una società migliore e per veicolare i giovani lontano da alcune strade pericolose. Allo stesso tempo però consiglio la pratica di un arte marziale seria a tutti coloro che hanno voglia di impegnarsi in un cammino lungo ma ricco di soddisfazioni che può accompagnarli durante l'intero corso della vita. Non c'è un'età che esclude l'inizio della pratica di un'arte marziale quindi la consiglio anche a chi ha già qualche decennio alle spalle. Non sono rari infatti casi di persone già proiettate nella seconda metà della vita che hanno iniziato a praticare un'arte marziale. 

Quando vi chiedono se le arti marziali e lo sport sono la stessa cosa oppure quando viene dato per scontato che esse vanno a braccetto ricordatevi che ci sono delle importanti valutazioni da fare. Nonostante questo ci sono valori che sono simili e validi in egual misura che li accomunano e sicuramente vivere con passione una di queste discipline o attività, se svolte con criterio e guidati da persone competenti e serie, può giovare alla vita dell'essere umano e contribuire a modellare degli individui migliori e di conseguenza rendere il nostro pianeta un luogo migliore dove vivere. 

Caspar David Friedrich - Il viandante sul mare di nebbia - 1818.

Grazie per l'attenzione,

e alla prossima.


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