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AFFRONTARE IL CORONAVIRUS ATTRAVERSO LA LETTURA DE "I PROMESSI SPOSI".

AFFRONTARE IL CORONAVIRUS ATTRAVERSO LA LETTURA
 DE 
"I PROMESSI SPOSI".

Buon inizio marzo 2020 a tutti i lettori, a pochi giorni dall'inizio di quella che è stata una delle settimane più movimentate e assurde degli ultimi anni per via del virus "cinese" che ha raggiunto il nostro stivale seminando il panico e producendo non banali conseguenze alla vita dei cittadini ed all'economia del paese è arrivato, come una ventata di aria fresca, un messaggio scritto da parte del preside dell' Istituto tecnico industriale Alessandro Volta di Milano, città lombarda colpita direttamente dal caso, che mi ha fatto molto riflettere e che desidero condividere perché possa essere letto da più persone possibili. Questa lettera scritta per i propri studenti da Domenico Squillace che dirige appunto il liceo milanese mi è stata inviata da mia mamma qualche giorno dopo il mio compleanno ed ha secondo me il potere di infondere coraggio e serenità in un momento drammatico come questo. Ho usato la parola "drammatico" non per aggravare ulteriormente la situazione ma perché trovo ingiusto sminuire come spesso ho sentito fare in questi giorni, il fatto che ad oggi le 29 vittime morte in Italia dopo l'avvento del virus siano tutte persone di età non inferiore al mezzo secolo di vita. 

Questa lettera che vi riporterò in seguito cerca di far comprendere come nell'arco della storia dell'essere umano situazioni di questo genere hanno segnato la vita di molte persone ed è proprio attraverso le esperienze del passato che ci siamo evoluti (più o meno giustamente) e che oggi possiamo e dobbiamo trovare la forza per affrontare problematiche non nuove alla nostra specie. Molto interessante è constatare, prendendo alla lettera l'invito ad andare a leggerci i capitoli che parlano della peste nel romanzo storico di Alessandro Manzoni (07 marzo 1785 - 22 maggio 1873), come si possono trovare moltissimi punti in comune tra la realtà odierna e le vicende pubblicate per la prima volta nel lontano 1827. Certo stiamo parlando di due situazioni diverse in diversi contesti sociali e culturali  e quindi non si può pensare di equipararle eppure le vicende, i sentimenti, le preoccupazioni, il "càos" ed altri fattori sono molto più simili di quanto si possa immaginare e sono tipiche della natura umana. 

I capitoli che nel romanzo del Manzoni sono dedicati ed incentrati al questo tema sono il trentunesimo ed il trentaduesimo e vi invito a leggerli. Vi lascio i link di collegamento ad entrambi i capitoli che potrete leggere, ascoltare attraverso una voce narrante e approfondire attraverso spiegazioni e riassunti.


F. Gonin, Il cardinale e gli appestati





Vi lascio ora alla lettura della lettera del preside che voglio ringraziare personalmente per le parole stimolanti e di supporto che sono sicuro avranno significato molto per i suoi studenti ma anche per molte persone ormai ben lontane dai banchi di scuola. 

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“La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia…..”
Le parole appena citate sono quelle che aprono il capitolo 31 dei Promessi sposi, capitolo che insieme al successivo è interamente dedicato all’epidemia di peste che si abbatté su Milano nel 1630. Si tratta di un testo illuminante e di straordinaria modernità che vi consiglio di leggere con attenzione, specie in questi giorni così confusi. Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria…. In quelle pagine vi imbatterete fra l’altro in nomi che sicuramente conoscete frequentando le strade intorno al nostro Liceo che, non dimentichiamolo, sorge al centro di quello che era il lazzaretto di Milano: Ludovico Settala, Alessandro Tadino, Felice Casati per citarne alcuni. Insomma più che dal romanzo del Manzoni quelle parole sembrano sbucate fuori dalle pagine di un giornale di oggi.
Cari ragazzi, niente di nuovo sotto il sole, mi verrebbe da dire, eppure la scuola chiusa mi impone di parlare. La nostra è una di quelle istituzioni che con i suoi ritmi ed i suoi riti segna lo scorrere del tempo e l’ordinato svolgersi del vivere civile, non a caso la chiusura forzata delle scuole è qualcosa cui le autorità ricorrono in casi rari e veramente eccezionali. Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni, quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, di continuare – con le dovute precauzioni – a fare una vita normale. Approfittate di queste giornate per fare delle passeggiate, per leggere un buon libro, non c’è alcun motivo – se state bene – di restare chiusi in casa. Non c’è alcun motivo per prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato, servono solo a loro. La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che le possano fermare, secoli fa si spostavano ugualmente, solo un po’ più lentamente. Uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è quello di guardare ad ogni nostro simile come ad una minaccia, come ad un potenziale aggressore. Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, i suoi progressi, le sue certezze, usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero.
Vi aspetto presto a scuola.
Domenico Squillace

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Con l'auspicio di aver fatto cosa buona e gradita a tutti coloro che stanno vivendo questo momento particolare della storia dei nostri giorni, colgo l'occasione per ringraziare mia madre che mi ha sempre parlato della grandezza e della bellezza racchiusa negli scritti di questo grande scrittore italiano con cui condivido solamente il nome e la città di nascita. 

Buona domenica e a presto.

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