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PERCHÉ CONTINUARE O INIZIARE A PRATICARE

PERCHÈ CONTINUARE O INIZIARE A PRATICARE

 KOBUDO NEL 2020


Hidari Gomon, stemma della casa reale dell'ex regno delle Ryukyu.



Buongiorno e soprattutto buon inizio d'anno a tutti. Ho deciso di scrivere un articolo per inaugurare l'inizio del 2020 cercando di farvi conoscere quali potrebbero essere i motivi per iniziare la pratica di questa arte marziale nei prossimi 365 giorni per coloro che ancora non hanno fatto questa scelta, chi perché non ne ha mai sentito parlare e chi non l'ha mai presa in considerazione perché la ritiene sostanzialmente inutile.  Mentre per quelli che già praticano questa disciplina mi auguro che questo articolo fungerà da "carburante" per continuare a praticarla con impegno e passione. 

Per prima cosa voglio ricordare che il kobudo è un'arte marziale nata nell'isola di Okinawa e che letteralmente significa: 
-KO: antico;
-BU marziale;
-DO: via.

Quindi si può tradurre in "antica via marziale" ovviamente di Okinawa, terra che ha dato origine anche al karate, altra arte marziale, sicuramente più conosciuta e praticata nel mondo. Non è da confondere con il kobudo giapponese che è basato sullo studio di armi molto diverse tra cui la spada (katana), la lancia, l'arco ecc... . Quest'arte marziale prevede l'utilizzo di diverse armi tradizionali le cui origini si tracciano nella storia sociale e politica che ha caratterizzato tutta la cultura okinawense. Molti praticanti di karate conoscono e praticano parallelamente anche il kobudo mentre altri o non ne hanno mai sentito parlare oppure non hanno deciso di approfondirla perché la ritengono inutile oppure d'intralcio alla pratica del karate. Io personalmente ho avuto la fortuna di aver avuto un maestro che integrava la pratica del karate ovvero "a mani vuote" con quella del kobudo e quindi ne ho fin da subito capito il valore e mi sento di consigliarne l'approfondimento a tutti coloro che amano le arti marziali. Voglio però lasciar parlare un'altra persona al mio posto, sicuramente più preparata, competente e saggia di me, per cercare di spiegare perché vale la pena interessarsi a questa antica arte. Ho visto un documentario sul karate ed il kobudo di Okinawa nel quale viene chiesto ad un maestro, Kiichi Nakamoto, esperto praticante di entrambe le arti di presentarle al pubblico e di seguito vi riporto la traduzione di un breve estratto di quanto è stato detto.

Intervistatore: Che consigli da agli studenti che desiderano imparare queste arti?
Kiichi Nakamoto: Nella vecchia lingua di Okinawa, sia il karate che il kobudo facevano parte di quello che veniva chiamato Tii (Tee). Sono un'eredità meravigliosa lasciata dai nostri antenati. Potresti pensare al karate e al kobudo come a due ruote di un carrello - sono entrambi essenziali. Se ignori uno dei due, è difficile diventare un vero maestro.
Intervistatore: Quali sono i pregi del kobudo?
Kiichi Nakamoto: Mentre il karate si concentra spesso su posizioni statiche, il kobudo enfatizza l'elasticità, in particolare della colonna vertebrale. L'esecuzione dei kata tradizionali del kobudo contribuisce alla salute e ad una lunga vita. I kata possono essere eseguiti con movimenti continui, complessi o combinati, a seconda dell'intenzione. Le varianti nel kobudo sono infinite e profondamente significative.

Sono tanti i maestri che praticano ed insegnano entrambe queste arti e tutti le considerano estremamente affini, anzi molti le considerano inseparabili. Sono come fratello e sorella, in loro scorre lo stesso "sangue" e non potranno mai essere divise totalmente. I principi racchiusi in una delle due si possono ritrovare nell'altra e i meccanismi che muovono entrambe sono simili e in alcuni casi identici. Questo basterebbe a mio avviso a comprendere come la pratica di una sola di queste discipline sarebbe incompleta per quanto efficace e soddisfacente. 

Una moneta ha due facce e se una delle due venisse cancellata quella moneta non avrebbe più lo stesso valore. 

La pratica del kobudo, sviluppa la muscolatura in quanto avendo le armi un loro peso, queste sollecitano i muscoli ma non solo, vengono infatti utilizzati anche i nervi e le articolazioni che quindi diventano più mobili, forti e resistenti. Inoltre quest'arte sviluppa la manualità e la coordinazione e queste sono capacità che possono tornare utili anche nella vita di tutti i giorni. Per chi pratica già karate non dovrebbero esserci grandi problemi di adattamento in quanto come detto prima i principi di movimento e spostamento ma anche le posizioni sono pressoché identiche. Ovviamente non si può tralasciare il discorso legato all'autodifesa che è alla base della nascita di ogni arte marziale tradizionale. Può nascere spontanea un'osservazione che molte volte diventa la motivazione della scelta di non praticare il kobudo ed è la seguente:

"Perché dovrei imparare ad usare armi che nella vita moderna non potrei mai portare con me"?

Ebbene partiamo dal fatto che effettivamente queste armi non le potrete portare con voi nella vita quotidiana. Sicuramente quelle più grandi ed ingombranti per ovvi motivi di praticità mentre quelle più piccole potreste anche portarle con voi se non fosse per il fatto che per la legge esse sono considerate a tutti gli effetti armi e quindi non son viste proprio di buon'occhio dalle forze dell'ordine che se dovessero trovarvi con esse non esiteranno a chiedervi come mai le avete con voi e molto probabilmente ve le sequestrerebbero multandovi e molto probabilmente denunciandovi. Se quindi lo scopo della pratica odierna di quest'arte fosse quello di imparare ad utilizzarne le armi tradizionali, per difesa, tutto avrebbe poco senso ma per fortuna lo scopo non è questo. Il kobudo ad Okinawa è nato con lo scopo di imparare a difendersi utilizzando quegli attrezzi che era possibile possedere in quanto le armi vennero proibite più volte durante la storia dell'arcipelago delle Ryukyu. Coloro quindi che ne avevano la capacità e le competenze applicarono i principi delle arti marziali armate e non agli strumenti tipici della vita comune e riuscirono a trasformarli in attrezzi letali. Oggi tutto sommato nonostante le sempre più frequenti notizie di aggressioni nelle nostre città non viviamo in un'epoca nella quale è all'ordine del giorno la possibilità concreta di essere attaccati e quindi non sentiamo la necessità di saperci difendere, però lo studio del kobudo oggi come allora può aiutare le persone a prendere dimestichezza con quei principi che stanno alla base dell'autodifesa, ed essere preparati ad eventuali aggressioni è sicuramente meglio che ritrovarsi completamente sprovveduti di qual si voglia nozione in tema di difesa. Quello che impariamo utilizzando il bastone tipico del kobudo possiamo applicarlo ad un qualsiasi oggetto di simili caratteristiche che potremmo trovare all'interno delle nostre case così come all'esterno, in un bosco o sul luogo di lavoro e lo stesso vale per tutte la altre armi. Inoltre una volta appresi certi concetti possono essere applicati a qualsiasi strumento ed oggetto e questo farà in modo che anche una semplice sciarpa potrebbe diventare un arma efficace da utilizzare in casi estremi. Ho usato il termine estremi perché ricordatevi che la miglior difesa sarà sempre quella di evitare il pericolo e se proprio il pericolo ci raggiunge la prima cosa da fare sempre, se possibile, è scappare dal pericolo. Affrontarlo a tutti i costi, magari perché ci si sente forti oppure perché si vuol cogliere l'occasione per mettere in pratica quanto imparato è contrario al vero scopo e agli ideali che stanno alla base delle arti marziali. Per estremo quindi intendo quelle situazioni, che si spera non capiteranno mai, nella quali difendersi diventa l'unica alternativa tra la vita e la morte. 

Tenete sempre a mente queste parole.

Prima di concludere voglio fare un esempio pratico di come un principio del kobudo applicato ad un oggetto che usiamo nella vita quotidiana, possa rendere tale oggetto utile ed efficace nella difesa personale:

Il nunchaku che è un arma tradizionale che si utilizza in quest'arte marziale è sostanzialmente composta da due bastoncini della lunghezza di circa 30 cm tenuti insieme da una corda. Molti avranno capito di cosa parlo in quanto quest'arma è stata molto pubblicizzata dai film nei quali recitava Bruce Lee. 

Piccolo "Bruce Lee" usa il nunchaku.
Quest'arma che nel kobudo si utilizza in modo molto diverso rispetto a quanto mostrato dal grande schermo, è molto efficace ed ha tra un asso nella manica: la corda.
La corda che unisce i due bastoncini per chi non ha mai usato quest'arma può in apparenza sembrare poco utile ed efficace se comparata ai bastoncini duri che già dall'aspetto incutono timore. Invece oltre a fungere un ruolo da protagonista per i movimenti dei bastoncini la corda serve a respingere colpi e a bloccare armi o parti del corpo dell'avversario. In mani esperte un nunchaku può essere usato per bloccare ad esempio un braccio per effettuare successivamente una leva oppure può essere usata per circondare il collo dell'avversario per soffocarlo. Inoltre se ben tesa al momento dell'impatto con un altro corpo può respingerlo facendolo rimbalzare. 

Eccovi un esempio: 


In questo video potete vedere alcune delle tecniche di cui parlavo, in questo caso questo maestro utilizza un nunchaku in stile cinese ovvero con una catena al posto della corda. 

Se pensiamo ad impugnare una cintura, si proprio quella che usiamo per non farci scendere i pantaloni, e pensiamo o proviamo ad usarla cercando di andare a bloccare un braccio oppure il collo dell'avversario ci rendiamo conto che il principio di movimento e di applicazione è lo stesso. Inoltre se proviamo a far schioccare la cintura tenendola con le due mani e tirando le due estremità nelle direzioni opposte ci renderemo conto di come questa possa respingere un colpo facendolo rimbalzare. questi sono solo alcuni esempi che spero abbiano aiutato a comprendere meglio quanto detto prima. 

Un allievo del Maestro protagonista del video dimostra un'applicazione utilizzando una cintura contro un attacco con coltello.




Le armi del kobudo quindi per usare un'immagine, che ho sentito più volte affiancare a quest'arte, devono diventare il prolungamento dei nostri arti, ovvero di quelle armi di cui il nostro corpo è già in possesso fin dalla nascita e che vanno semplicemente allenate per farle essere tali. Oltre a questa parte "concreta" la pratica del kobudo così come quella del karate è un allenamento mentale e se vogliamo spirituale (astratto) in cui dobbiamo lottare costantemente con il nostro più grande nemico. Sapete chi è?

Siamo noi stessi. Ognuno di noi deve imparare a sconfiggere se stesso, quei lati che tutti abbiamo, chi più chi meno, che ci intralciano nel processo di miglioramento a cui siamo tutti chiamati e che fa parte della vita dell'essere umano. Attraverso la pratica delle arti marziali sviluppiamo o dovremmo sviluppare una forza mentale e spirituale oltre che fisica che unite ci aiuteranno a vivere meglio con noi stessi e con gli altri. 

Spero di essere riuscito a trasmettere il messaggio che volevo condividere, a tutti coloro che mi leggono, per l'inizio di questo anno: PROVATE A PRATICARE QUEST'ARTE E NON VE NE PENTIRETE. 

Colgo l'occasione per augurare ancora una volta a tutti un felice 2020.

Alla prossima.

Mario 





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