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TERZO SEMINARIO DI KARATE “LO SHURI-TE”

TERZO SEMINARIO DI KARATE “LO SHURI-TE” 
  Nei giorni 10 e 11 di novembre, da poco passati, si è svolta a Settimo Torinese la terza edizione del seminario annuale dedicato al karate di Okinawa con la partecipazione del Maestro Maeshiro Morinobu arrivato direttamente dall’isola dove quest’arte marziale è nata. Personalmente è stata la prima volta a cui ho partecipato a questo evento e devo dire che sono molto felice di aver avuto questa opportunità. Il seminario come anticipato prima ha coinvolto due giornate, sabato e domenica, che sono state riempite dalla pratica ma anche da momenti di dialogo con il maestro che è stato molto disponibile a domande di vario genere. Approfitto subito per ringraziare chi ha permesso tramite la traduzione, dal giapponese all’italiano, di capire quello che il Maestro ha voluto condividere con tutti i partecipanti rendendo così più facile anche la pratica. Durante questi due giorni i partecipanti hanno potuto conoscere le basi di questo stile (Shorin-ryu) che per molti era nuovo, essendo per la maggior parte praticanti di altri stili. Ogni sessione di allenamento è iniziata con degli esercizi di riscaldamento per poi proseguire con gli esercizi propedeutici tipici dello stile. Già eseguendo questi esercizi ci si è potuti rendere conto di alcune differenze con altri stili, soprattutto considerando l’importanza data a questi nella pratica. Dopo questa fase inziale, seguendo i “comandi” del Maestro abbiamo incominciato ad eseguire i kata. Partendo dal Naihanchi Shodan (Tekki Shodan per i praticanti di Shotokan) che è il kata di base dello stile, fino a vedere la serie completa dei tre Naihanchi (Shodan, Nidan e Sandan). Ogni kata è stato eseguito più volte da tutti, per poi essere dimostrato in maniera dettagliata dal Maestro Emanuel Giordano che veniva “testato” tecnica per tecnica, nella maniera tipica di Okinawa, dal Maestro giapponese per vedere se le posizioni erano stabili, il corpo rilassato o teso nei momenti giusti e per vedere se effettivamente ogni movimento risultava efficace. Dopo di che si passava all’applicazione delle varie tecniche del kata, in gergo “bunkai”, ovvero spezzettare il kata per vederne i principi applicativi. La maggior parte dell’attenzione è stata posta in questa fase in quanto ad Okinawa il karate anche oggi viene studiato principalmente ricercando l’efficacia difensiva nascosta dentro ogni singola tecnica di ciascun kata più che nell’aspetto esteriore (visivo). Il maestro Maeshiro Morinobu aiutato dal Maestro Emanuel Giordano e dal Maestro Santiago Sacaba, aiutava i praticanti ad eseguire le varie applicazioni e tutti e tre insieme sono rimasti per tutta la durata del seminario disponibili a chiarire ogni dubbio. In questo modo è stato a mio parere possibile capire meglio movimenti che fino ad allora erano rimasti avvolti nel mistero durante la mia pratica e sono convinto che sarà stato così anche per gli altri partecipanti. Dopo i kata Naihanchi sempre seguendo la stessa metodologia abbiamo potuto vedere singolarmente e dettagliatamente tutti e cinque i kata Pinan (Heian per i praticanti di Shotokan). Durante il tempo impiegato per lo studio di ogni kata ad intervalli regolari il maestro consentiva a chi ne avesse avuto bisogno delle pause nelle quali sorseggiare dell’acqua ed altre per chiedere delucidazioni su ciò che si era visto oppure per fare delle domande. Mi ha colpito molto l’umiltà di questo Maestro che nonostante le innegabili capacità forgiate in una vita di pratica dell’arte non ha mai nemmeno in un’occasione voluto dimostrare più del necessario, evitando dunque di mettersi in mostra lasciando per esempio dimostrare i kata al suo allievo del quale si è potuta notare una fiducia non indifferente datagli dal Maestro. Ovviamente oltre all’umiltà mi ha colpito in ogni caso la destrezza e la raffinatezza con cui quest’uomo non più giovincello eseguiva e dimostrava ogni singolo movimento o tecnica. Un vero gentiluomo, caratteristica che ci ha esortato a perseguire come praticanti di Shorin ryu ma penso in generale come karateka. Per ultimo ci è stato mostrato anche il kata Itosu no Passai del quale anche in questo caso abbiamo potuto testarne alcune applicazioni. Dopo alcune ultime domande e le foto di rito i praticanti si sono a poco a poco salutati ritornando alle proprie case sicuramente (almeno questo è il mio caso) felici e soddisfatti di ciò che si è potuto apprendere e delle nuove persone conosciute oltre che con qualche doloruccio come testimonianza del lavoro svolto. E forse è in queste tre caratteristiche che si nasconde la bellezza di quest’arte marziale.  
Il seminario si è svolto in un clima amichevole, di umiltà e semplicità caratteristiche per me molto importanti e che devo dire riscontro ogni volta che mi reco dal Maestro Emanuel Giordano per approfondire lo studio di questo stile. Non ci sono stati infortunei e nonostante il tempo piovoso penso ci sia stata una luce costante durante tutte le ore di pratica: la luce della passione per il KARATE. 
 
Ringrazio in primis il Maestro Emanuel Giordano per aver con il suo lavoro permesso a me e tutti i partecipanti la possibilità di conoscere un Maestro autentico proveniente dalla culla del karate, e per aver coadiuvato in maniera competente tutto il seminario. Ringrazio inoltre il Maestro Sacaba per i chiarimenti e gli aiuti che ha dato ad ogni praticante girando durante le fasi di applicazione dei kata, e ringrazio inoltre tutti i partecipanti con i quali ho condiviso queste due giornate intense.  
Infine ringrazio il Maestro Maeshiro Morinobu per quello che ha voluto condividere con noi, per la sua disponibilità ed umiltà e per averci dimostrato lo spirito vero del praticante di karate. Sicuramente sarà  un esempio nel corso della mia pratica futura ed uno stimolo per migliorare come karateka ma più in generale come uomo. 
 
Spero di aver in queste righe saputo esprimere le sensazioni che ho provato e che siano abbastanza in armonia con quelle di tutte le altre persone che hanno partecipato. Se così non fosse mi scuso con chi non sarà d’accordo e lo prego di vedere queste come una mia soggettiva visione delle cose. Alla prossima  
Alessandro Rebuscini  




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