Passa ai contenuti principali

Il mio primo tentativo di orto "sinergico".

Il mio primo tentativo di orto "sinergico".

Buonasera lettori, sono assente da qualche tempo su questo mio diario in cui mi piace scrivere per raccontarvi le mie esperienze in diverse attività nelle quali mi cimento, e ho deciso quindi di riprendere in mano il mio computer e dedicare un po' di tempo alla scrittura digitale. 

L'argomento che voglio proporvi riguarda quel settore dell'agricoltura che nello specifico prevede la coltivazione di piante: l'orticultura. Preciso che non sono un orticoltore professionista ma semplicemente un autodidatta, informatomi tramite il materiale disponibile, in formato cartaceo, video e digitale, e attraverso uno scambio di informazioni con persone che ho avuto modo di conoscere ed incontrare. Dopo essermi fatto un minimo di "bagagliaio" di nozioni in merito a questa materia ho provato a sperimentare mettendo in pratica ciò che avevo appreso. Sono al mio terzo anno da contadino "fai da me", e devo dire che ho avuto più soddisfazioni che delusioni e questo non per merito mio ma per merito della natura che se ascoltata e aiutata è talmente perfetta da far tutto da sola. E proprio su quest'ultima riflessione voglio incentrare tutto il mio discorso e pensiero. Ovviamente non è un pensiero che vuole sminuirne altri o credersi migliore degli altri ma semplicemente esporre una mia personale visione delle cose in base a quello che ho potuto sperimentare personalmente. Come scrivevo poc'anzi sono al terzo orto da me avviato, e quest'anno a differenza dei due precedenti, ho deciso di intraprendere una strada differente. Sono italiano e l'orto tradizionale, quello che i nostri nonni conoscono bene, segue dei principi e delle regole che sono state tramandate di generazione in generazione e che variano di poco, se non per qualche trucchetto del mestiere mantenuto segreto da qualche famiglia, da nord a sud. Io purtroppo ho perso i nonni quando ero ancora troppo piccolo per poter interessarmi a questa attività e quindi chiedere loro qualche consiglio e quindi ho dovuto cercare altre fonti da cui attingere. Nei primi anni, quindi prima di venire a conoscenza di un giapponese che poi mi ha ispirato e di cui vi parlerò dopo, mi sono basato su libri e consigli di orticultura tradizionali che mi hanno insegnato le basi. Son partito dalla classica preparazione del terreno, alla concimazione per poi passare alla semina, alla messa a dimora delle piantine e dopodiché a tutte quelle precauzioni mirate a tutelare le stesse. Devo ammettere che diversamente da quello che vedevo fare da persone a me vicine e con il mio stesso passatempo, non ho mai svolto le prime due fasi con la stessa precisione ed accuratezza che forse avrebbero richiesto, in parte perché mi mancava la voglia ma anche la mancanza di attrezzi adatti mi portava a fare meno di quello che avrei dovuto. In ogni caso quello che facevo bastava a far si che la terra mi consegnasse i frutti del lavoro ed il denaro speso. I pomodori crescevano in buona quantità, le zucchine ed i cetrioli anche mentre peperoni e melanzane davano pochi frutti e piccoli. Ho avuto un buon raccolto di peperoncini piccanti di diverse varietà e anche qualche soddisfazione con le patate, i cavolini di Bruxelles e le coste. Anche i legumi ed i finocchi tutto sommato non mi hanno deluso. L'unica tipologia di ortaggio che ho abbandonato è stato quello a foglia in quanto il mio piccolo terreno brulica di lumache, quindi insalate, spinaci, verze ecc. diventavano il motivo di grandi scorpacciate delle piccole creature dalla bava curativa. Nel mio orto non ho mai voluto integrare sostanze chimiche a difesa delle piante o insetticida per eliminare intere specie di insetti o altri animali, prima di tutto perché ho sviluppato il desiderio di auto-produrmi le verdure in casa proprio per diminuire l'acquisto di ortaggi di cui non conosco le origini ed i metodi con cui vengono coltivati e secondo motivo perché amo gli animali e penso che anche gli insetti hanno diritto di compiere il loro ciclo vitale e che ogni creatura se esiste ha un suo compito, quindi mi son limitato ad allontanarli con rimedi naturali atti ad infastidirli con odori sgradevoli o barriere "insormontabili". Questo fattore in aggiunta ai precedenti probabilmente non mi ha garantito un raccolto esagerato ma mi ha dato molte soddisfazioni e sopratutto penso mi abbiano garantito dei prodotti relativamente sani e devo ammettere anche di buon sapore.

Ora accenno al "piccolo" uomo giapponese che ha cambiato il mio modo di vedere alcune cose e ne ha confermate delle altre. Il suo nome è Masanobu Fukuoka, nacque in Giappone nel 1913 e morì nel 2008. Studiò patologia vegetale e fu considerato un modello da molte persone che credevano nel corso della natura e nella provvidenza. Quest'uomo decise di tornare alla terra dopo un' "esperienza" che lo cambiò nel profondo e che gli fece mettere in discussione tutto ciò in cui aveva creduto fino a quel momento. Ciò che iniziò a dominare i suoi pensieri fu la consapevolezza di non sapere nulla o meglio che le azioni umane spesso si rivelano fini a se stesse e che la natura provvede già a tutto quello di cui si avrebbe bisogno.


Detta così questa frase può risuonare offensiva all'intelligenza umana ma non era certo questo lo scopo del suo modo di pensare. Il suo sistema venne definito "del non fare" ma questa descrizione non coincide con la realtà pratica. Riguarda più l'essenza del suo pensiero che consisteva nella certezza che semplicemente aiutando la natura a seguire il suo corso si possono ottenere grandi risultati e l'essere umano può vivere in perfetta armonia con essa e con se stesso.
Per decenni tentativo dopo tentativo il suo metodo si affinò a tal punto da permettergli di produrre nella stessa quantità che i metodi tradizionali garantivano ad altri coltivatori. Il suo lavoro gli permise di dimostrare che molte delle pratiche utilizzate nelle più tradizionali forme di coltivazione di frutta, verdura e cereali risultavano essere inutili o addirittura dannose in certi casi. Era un uomo umile che si definiva "un semplice uomo" o " solo un vecchio corvo" quando gli venivano attribuiti i meriti ed il valore di quell'intuizione che gli cambiò la vita e che negli anni cambiò il modo di pensare di molte altre persone. Voglio riportarvi ora una breve parte tratta dal suo più famoso libro, "La rivoluzione del filo di paglia", che spiega in poche parole qual'era il suo pensiero che riguardava l'essere umano in tutte le attività a lui associate:

M.F. "Gli esseri umani con le loro manomissioni fanno il danno, non riparano l'errore e quando i risultati negativi si accumulano, lavorano con tutte le energie per correggerli. Quando le azioni correttive sembrano aver successo, arrivano a considerare queste misure come splendide realizzazioni. La gente cocciutamente insiste sempre ad agire così. È come se uno scemo saltasse sulle tegole del suo tetto e le rompesse. Quando poi comincia a piovere e il soffitto inizia a marcire, sale in fretta a riparare il danno, tutto contento alla fine di aver trovato una soluzione miracolosa. Allo scienziato succede la stessa cosa. Sta immerso nei libri notte e giorno, sforzando gli occhi e diventando miope, e se domandiamo che lavoro ha fatto in tutto quel tempo: ha inventato degli occhiali per correggere la miopia".

Ho scelto questa parte del testo, che vi garantisco contiene pensieri molto più "alti" di quello appena descritto, in quanto in maniera anche ironica quest'uomo mi ha fatto riflettere  molto ed ha confermato in me quei dubbi che già esistevano nella mia testa. Inoltre penso che visti gli attuali problemi climatici e legati alla natura in tutto il mondo questo pensiero è quanto mai azzeccato. Ora che il mondo è inquinato e malato e sta manifestando questo disagio attraverso eventi mai successi prima l'uomo sta (senza concretezza) cercando di mettere al riparo ciò che resta quando forse sarebbe bastato seguire di più la natura invece che gli interessi economici.

Tornando ora al mio orto, ecco spiegato da dove arriva il metodo che ho iniziato a seguire per coltivare cibo più sano possibile e cercando di non impoverire, un terreno che non è stato preparato per produrre alimenti, ma anzi cercare di migliorarlo. Basandomi sui quattro pilastri del metodo di Masanobu Fukuoka, ho cercato di dar vita ad un orto che nei prossimi anni potrebbe garantire un maggior produzione facendo minor fatica fisica e mentale. Ho così iniziato a preparare il terreno seguendo semplici azioni, delle quali, alcune non dovrò più ripetere i prossimi anni:

  • ho sistemato dei "bancali" di terra (mucchi di terra) lunghi tre metri e larghi uno cercando di renderli più alti possibile in base alla terra che avevo a disposizione;
  • ho creato tra essi delle zone passanti in cui poter camminare e svolgere diverse azioni;
  • lungo il perimetro di questi bancali ho interrato aglio e cipolle in modo da combattere alcuni insetti ed acari che vengono infastiditi dall'odore delle piante bulbose;
  • ho seminato all'interno di questi mucchi di terra semi di diverse specie di piante non badando troppo alle distanze e neanche a tenere quelle dello stesso tipo insieme;
  • ho trapiantato altre piante che ho fatto nascere da semenze;
  • ho cercato di circondare questo spazio con fiori che potessero favorire l'avvicinamento delle api che sono essenziali per l'impollinazione dei fiori che diventeranno poi i frutti che si andranno a raccogliere;
  • ho infine ricoperto il suolo di questi bancali con la paglia che serve a pacciamare il terreno ovvero aiutare a controllare la crescita di erbacce dannose (che poi così dannose non sono) e mantenendo il suolo umido e quindi protetto anche dal sole nelle giornate più calde.
 Dopo questi semplici passaggi ho semplicemente lasciato fare il corso alla natura, aiutandola ad esempio dandole acqua nei purtroppo lunghi periodi di siccità ma senza mai intromettermi più di tanto. I risultati ci son stati, se paragonato agli altri anni ho avuto alcune varietà che hanno dato di più e altre di meno ma per essere la prima volta sicuramente non posso lamentarmi. Inoltre in previsione del prossimo ed ormai imminente lavoro nell'orto ho buoni auspici in quanto il duro del lavoro per preparare i bancali non dovrò più ripeterlo e nel frattempo la terra che non è stata più toccata è diventata più fertile e ricca. Non mi rimane dunque che mettermi al lavoro e vedere cosa mi offrirà quest'anno la natura.
 

Spero che questo articolo possa suscitare in qualcuno la curiosità di approfondire l'argomento con testi ed esperienze molto più serie delle mie in quanto non facendo di mestiere l'orticoltore non ho una conoscenza tale da poter insegnare a nessuno. 



Salutandovi colgo l'occasione per fare gli auguri a tutte le donne senza le quali il mondo non sarebbe lo stesso e senza le quali noi uomini saremmo finiti. Vi lascio una bella frase come augurio:

 “Per tutte le violenze consumate su di lei,
per tutte le umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,
per la libertà che le avete negato,
per la bocca che le avete tappato,
per le sue ali che avete tarpato,
per tutto questo:
in piedi, signori, davanti ad una donna!”

William Shakespeare

 

Commenti

Post popolari in questo blog

COMPRENDERE QUELLO CHE DICIAMO: l'importanza delle parole nella pratica dell'arte marziale.

COMPRENDERE QUELLO CHE DICIAMO: l'importanza delle parole nella pratica dell'arte marziale. Con questo articolo che preciso subito non è frutto del mio lavoro ma che mi è stato concesso di pubblicare in questa sede da parte di Francesco in arte Karatesen, fondatore di  http://www.karatesen.it , intendo mettere a disposizione dei miei lettori questo, a mio avviso, molto importante lavoro che parla di una parola, un termine, che molti praticanti di karate (soprattutto coloro che vengono dallo stile Shotokan) utilizzano fin dai primi allenamenti ma che molto probabilmente non hanno nemmeno idea di che cosa significa o da che contesto deriva. Io sicuramente prima di essermi messo alla ricerca del significato di questo termine non sapevo quasi nulla sulla sua origine, sapevo solo che viene usato nel karate in diverse circostanze: si usa come saluto prima e dopo la lezione di karate, si usa come termine di consenso, per annuire e rispondere quando si è capito qualcosa ma anche

KARATE: TERMINI POCO CONOSCIUTI.

    PRATICHI KARATE? ECCO ALCUNI TERMINI DI CUI PROBABILMENTE NON HAI MAI SENTITO PARLARE. Ho il piacere di presentarvi parte della terminologia utilizzata durante la pratica nei dojo tradizionali sull'isola di Okinawa. Se vi interessa scoprire di più sulle origini del karate e se desiderate recarvi sull'isola giapponese per allenarvi sono sicuro che troverete utile questo lavoro. Non è la prima volta che mi appresto a scrivere di un tema che a mio avviso è molto importante per un praticante, e nel mio caso, un appassionato di arti marziali. Il tema in questione riguarda la “tradizione”, ovvero tutto quello che riguarda usi, costumi e valori che caratterizzano il patrimonio di una determinata cultura. Nel caso specifico del karate parliamo di cultura okinawense, ovvero quella sviluppatasi sull’isola di  Okinawa  che si trova nell’arcipelago delle Ryukyu in Giappone. Quando il karate

UNA LEZIONE DI VITA.

UNA LEZIONE DI VITA. Buonasera lettori, è con grande dolore e lacrime agli occhi che mi appresto a scrivere di una grande lezione che la vita mi ha riservato il giorno 6 marzo nel quale oltre alla febbre e l'ansia per la situazione che stiamo vivendo, ho potuto capire quanto sia importante ogni nostra azione nei confronti del mondo. Con questo scritto credo d voler dare una giustificazione ed un senso a quanto ho deciso di fare e di cui in parte provo sensi di colpa, ma intendo anche condividere una importante consapevolezza che ho maturato. Da circa un mese e mezzo io e la mia compagna avevamo deciso di adottare una femmina di Calopsite, una simpatica pappagallina con origini australiane, che era diventata "di troppo" in una famiglia nelle cerchie delle nostre conoscenze. Non avremmo mai voluto prendere un volatile in quanto contrari alle costrizioni nei confronti di una delle specie animali che maggiormente incarnano il concetto di libertà. Abbiamo decis